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Guida del Contribuente
Sezione del sito dedicata a dare ai Contribuenti un aiuto per conoscere ed affrontare serenamente la materia dei Tributi locali...

Cosa fare se

 Per quanto fastidioso possa essere pagare un'imposta o una tassa, occorre riflettere sul fatto che la somma richiesta costituisce un mezzo per contribuire alle spese che l'Ente locale deve affrontare al fine di garantire i servizi a tutta la comunità. Questa considerazione, se da un lato costituisce una risposta all'interrogativo che tutti si pongono, dall'altro lato costituisce una sorta di cartina di tornasole per l'Amministrazione dell'Ente locale che, con la sua gestione della cosa pubblica , è chiamata in prima persona a dar conto dei servizi resi a fronte delle somme percepite a titolo di tributo.

 Cosa puoi fare se hai dubbi circa il pagamento di un tributo

 Presentare una istanza di chiarimento (Interpello)

 COS'È L'INTERPELLO

Nel caso tu abbia dei dubbi su una questione che ti interessa direttamente riguar-do alla quale la normativa ti risulta poco chiara, puoi rivolgere direttamente al Comune una richiesta di chiarimento.

Presentando questa richiesta, detta appunto istanza di chiarimento (interpello), puoi esporre al Comune il tuo parere sulla questione e fargli sapere quale è il comportamento che intendi tenere in ordine al pagamento del tributo.

Per poter proporre l'istanza, quindi, è necessario che tu non abbia ancora pagato il tributo o effettuato l'adempimento richiesto dalla legge.                         

Il Comune è tenuto a darti risposta scritta e motivata entro 120 giorni dal ricevimento dell'istanza.

Se non risponde entro tale termine, vuol dire che l'Ente concorda con la soluzione da te prospettata; si determina, cioè, il cosiddetto silenzio-assenso.

L'Ente è obbligato a tenere, nei confronti del Contribuente che ha presentato l'interpello, un  comportamento conforme alla risposta data o al silenzio-assenso.

Nel caso in cui l'Ente emanasse atti di imposizione non conformi alla risposta data al Contribuente o alla soluzione prospettata dal contribuente nell'istanza di interpello nel caso di silenzio assenso, gli atti in questione sono nulli e quindi non hanno alcun valore. Potrai così semplicemente far constatare la difformità all'ufficio che ha emesso l'atto.

 

Cosa puoi fare se ti accorgi di aver sbagliato o di non aver pagato un tributi

(Ravvedimento operoso)

Se ti accorgi di non aver pagato un tributo o di non aver pagato l'importo esatto o di aver sbagliato a presentare la dichiarazione, puoi metterti in regola con il Comune pagando - entro i termini stabiliti per il ravvedimento - una sanzione ridotta (secondo le modalità previste dall'art. 13 del D.Lgs 18 dicembre 1997, n. 472).

Il ravvedimento è possibile però solo nel caso in cui non hai ricevuto una comunicazione in forma scritta che ti informi che a tuo carico sono iniziati procedimenti di accertamento, accessi, ispezioni, verifiche.

Quindi, nel caso tu abbia ricevuto avvisi di accertamento, liquidazione, questionari ecc., relativi all'errore od omissione che vorresti sanare, non potrai più ravvederti, cioè non potrai correggere il tuo errore pagando una sanzione ridotta.

Il ravvedimento si perfeziona pagando:

  • Il tributo dovuto
  • La sanzione in misura ridotta
  • Gli interessi legali calcolati giorno per giorno sulla sola imposta.

 Gli interessi legali pur varati negli ultimi anni ora sono nella misure del 2,5%: 

Gli importi dovuti devono essi corrisposti utilizzando il bollettino di conto corrente postale predisposto e previsto per il pagamento ordinario del tributo cui si riferisce il versamento, barrando la casella «Ravvedimento».

Se per esempio devi effettuare ravvedimento per l'ICI, dovrai utilizzare il bollettino per effettuare il pagamento ICI e barrare la casella Ravvedimento, indicando l'anno di riferimento, gli importi dell'imposta non versata ripartita nelle singole voci (Esempio: abitazione principale Euro 25,00 altri Fabbricati Euro 15,00) e riportando l'importo complessivo incluso sanzioni e interessi nel totale del versamento   (Esempio:   € 44,79).

 Cosa puoi fare se ti accorgi di non aver pagato un Tributo ?

Se ti accorgi di non aver pagato il tributo entro la data stabilita, puoi metterti in regola entro 30 giorni dalla data del mancato versamento pagando una sanzione minima, pari al 3,75 dell'importo non pagato, oltre agli interessi legali su base giornaliera

 Cosa puoi fare in caso di errore od omissione del versamento oltre 30 giorni ?

In questo caso, il Contribuente può regolarizzare la propria posizione pagando una san-zione ridotta, pari al 6 del tributo dovuto, oltre agli interessi legali su base giornaliera. Tale regolarizza-zione deve però avvenire entro un anno dalla data dell'omissione o dell'errore. 

Cosa puoi fare se ti accorgi di aver pagato più del dovuto? 

Come chiedere il rimborso

Se hai pagato più del dovuto, devi inoltrare al Comune  una apposita istanza di rimborso indirizzandola al funzionario responsabile competente per il tributo a cui si riferisce l'erroneo pagamento.

Nell'istanza occorre precisare:

• le generalità del soggetto che ha effettuato l'erroneo pagamento;

• il tributo cui si riferisce il pagamento erroneo;

• la data del pagamento;

• la richiesta del rimborso, con l'indicazione dei motivi posti alla base dell'istanza e la somma di cui si chiede la restituzione.

 I termini entro cui presentare la domande di rimborso

I termini per presentare  una istanza di rimborso delle maggiori somme pagate e non dovute decorrono dalla data dell'erroneo pagamento e sono diversi per ogni tributo:

- ICI- Imposta comunale sugli immobili: 5 anni.

- Tarsu - Tassa  smaltimento dei rifiuti solidi urbani:  2 anni;

- Tosap - tassa occupazione di spazi ed aree pubbliche: 3 anni;

- Imposta pubblicità: 2 anni;

 Cosa fa il Comune

II Comune, una volta ricevuta l'istanza, verifica se il contribuente ha effettivamente commesso un errore, decidendo di conseguenza se:

• procedere al rimborso delle maggiori somme versate;

oppure

• respingere la richiesta, nel caso in cui non ritiene che il cittadino interessato abbia diritto alla restituzione delle somme richieste.

Sulla somma rimborsata il Comune deve calcolare gli interessi legali.

 Cosa puoi fare se hai ricevuto un avviso di accertamento o di liquidazione 

I CONTROLLI DEL COMUNE

 Durante l'attività di controllo delle dichiarazioni e dei pagamenti effettuati o dovuti dai contribuenti, il Comune può notificarti alcuni provvedimenti, e precisamente:

a) avviso di liquidazione, se hai pagato una somma inferiore a quella dovuta;

b) avviso di accertamento di ufficio, se non hai presentato la dichiarazione oppure non hai pagato le somme dovute;

c) avviso di accertamento in rettifica, se gli elementi su cui ti sei basato per effettuare la dichiarazione o il pagamento del tributo non corrispondono pienamente ai dati in possesso del Comune.

Gli avvisi notificati dal Comune devono:

• essere motivati, devono cioè indicare le ragioni di fatto e di diritto che hanno portato il Comune ad emetterli;

• riportare il nominativo del funzionario responsabile.

In questi atti troverai tutte le indicazioni relative alle procedure da attivare per:

• avere chiarimenti;

• indirizzare le richieste di riesame dell'atto notificato;

• presentare ricorso alla Commissione tributaria contro l'avviso notificato.

 1) Avere chiarimenti riguardo all’avviso notificato

Ciascun avviso contiene tutte le informazioni circa la persona alla quale rivolgere le domande, gli orari, i numeri di telefono,l'indirizzo dell'ufficio presso cui ci si potrà recare personalmente.

2) Chiedere il riesame dell’atto notificato (Presentare istanza di autotutela)

Se hai rilevato errori nell'atto notificato, o ritieni che l'avviso di liquidazione o di accertamento ricevuti siano sbagliati, oppure vuoi comunicare al Comune notizie di cui quest’ultimo non era a conoscenza quando ha predisposto l'atto, puoi presentare al Co-mune una richiesta di riesame  (istanza di autotutela).

Con questa richiesta puoi chiedere il riesame dell'atto al fine di ottenere:

• l'annullamento;

• la modifica;

• la revoca;

seguendo le indicazioni che, come detto, sono riportate su ciascun avviso notificato.

L'istanza di autotutela deve essere inviata all'indirizzo indicato in ogni avviso, e deve contenere:

• l'indicazione delle generalità del Contribuente;

• il riferimento all'avviso di cui si chiede l'annullamento, la revoca oppure la modifica;

• le motivazioni che dimos-trano l'infondatezza dell'atto;

• la firma dell’istante.

È bene precisare che la presentazione dell'istanza non comporta alcun obbligo da parte del Comune di procedere all'esame dell'atto. L'ente non è neppure tenuto a dare una risposta nel caso in cui non ritenga di dover accogliere l'istanza.

Il Contribuente, quindi, non può fare ricorso contro la risposta negativa o il silenzio del Comune.

3) Presentare il ricorso alla Commissione Tributaria pro-vinciale

Se hai ricevuto un avviso di accertamento o liquidazione che ritieni sbagliato puoi contestare quanto contenuto nell'avviso presentando ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale.

Infatti, tutti gli atti che riguardano i tributi comunali, provinciali e regionali sono impugnabili presso le Com-missioni tributarie.

Scadenza dei termini per la presentazione del ricorso

 II ricorso va notificato al Comune, a pena di inammissibilità, nei seguenti termini:

• entro 60 giorni dalla data di notifica dell'atto impugnato, e cioè dalla data in cui ti è stato recapitato l'atto. La notifica della cartella di pagamento vale anche come notifica del ruolo.

Puoi presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale anche nel caso in cui hai presentato una domanda di rimborso, ma il Comune non ti ha risposto. In questi casi il termine per la presentazione del ricorso è il seguente:

• dopo il 90° giorno dalla data di presentazione della domanda di rimborso, fino a quando il diritto alla restituzione non sia prescritto. La domanda di rimborso, in mancanza di disposizioni specifiche, può essere presentata entro e non oltre due anni dalla data in cui è stato effettuato il pagamento del tributo o, se successivo a quest'ultimo momento, dal giorno in cui si è verifìcato il presupposto per la sua  restituzione.

Copia del ricorso va depositato insieme alla prova dell’avvenuta notificazione, ed al fascicolo comprensivo della documentazione relativa al ricorso, presso la segreteria della Commissione tributaria competente entro 30 gg. dalla data di notifica al Comune

 Sospensione dei termini

I termini per fare ricorso sono sospesi dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno e riprendono a decorrere a partire dalla fine del periodo di sospensione.

Come notificare il ricorso al Comune 

Esempio 1

Data di notifica dell’avviso: 25 luglio

Termini per la presentazione del ricorso:

08 novembre

Esempio 2

Data di notifica dell’avviso: 15 settembre

Termini per la presentazione del ricorso:

14 novembre

 Per notificare il ricorso al Comune puoi:

• notificare l'originale del ricorso per mezzo dell'ufficiale giudiziario;

oppure

• consegnare direttamente all'impiegato addetto del Comune, che rilascia ricevuta sulla copia in carta semplice;

oppure

• spedire a mezzo del servizio postale, in plico, cioè senza busta, raccomandato con avviso di ricevimento all'indi-rizzo: Comune di Sant’Angelo a Cupolo – Ufficio Tributi – Via P.Nenni, 3 – 82010 SANT’ANGELO A CUPOLO – BN.

In caso di spedizione del ricorso a mezzo del servizio postale o di consegna diretta al Comune, al momento di depositare la copia del ricorso presso la Commissione tributaria devi attestare che la copia è conforme all'originale spedito o consegnato, altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile dalla Commissione tributaria.

Quando puoi difenderti da solo davanti alla Commis-sione tributaria

Puoi difenderti da solo se l'importo del tributo, escluse le somme dovute per sanzioni ed interessi, non supera € 2.582,28 (£ 5.000.000).

Se il ricorso riguarda esclu-sivamente gli importi concer-nenti le sanzioni, il limite di € 2.582,28 va riferito a tali importi.

Se gli importi in questione superano il limite di € 2.582,28, allora dovrai farti assistere da un difensore abilitato, come ad esempio, un avvocato o un commercialista.

Come scrivere il ricorso

Nel ricorso, che deve essere redatto su carta da bollo (da € 10,32 – per ogni foglio protocollo), devono essere necessariamente indicati:

a) la Commissione tributaria competente;

b) le tue generalità e la residenza.

Per le società va indicata la sede legale o il domicilio eventualmente eletto, e il soggetto che ha la rappresentanza legale;

e) il tuo codice fiscale;

d) le generalità del legale rappresentante e gli estremi della procura;

e) l'ufficio tributi contro il quale presenti il ricorso;

f) l'indicazione dell'atto contro cui hai deciso di ricorrere;

g) il provvedimento che vuoi venga adottato da parte della Commissione tributaria. Ad esempio, annullamento atto;

h) i motivi di diritto e di fatto posti a fondamento del ricorso.

Il ricorso deve contenere, sia sull'originale che sulla copia, la firma del ricorrente e del difensore abilitato (nel caso in cui sia stato incaricato)

 Il ricorso contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale

Nel caso in cui la sentenza del giudice della Commissione tributaria provinciale sia contraria al Contribuente, essa può essere impugnata presso la commissione tributaria regionale:

a) entro 60 giorni dalla sua notificazione;

b) nel termine più lungo di un anno e 46 giorni, se la sentenza non è stata notificata all’interessato

La procedura è simile a quella esaminata per il ricorso presso la commissione tributaria provinciale

 Proporre o accettare una conciliazione giudiziale

Se il ricorso che hai presentato è pendente presso la Commissione provinciale, puoi concludere la causa con un accordo tra le parti che viene chiamato conciliazione. Tale accordo può avvenire non oltre la prima udienza, ad iniziativa:

- di una delle parti. In questo caso viene depositata una proposta scritta di concilia-zione, contestuale alla richies-ta di udienza pubblica;

- del Giudice;

- dell'Ufficio tributi, che può, prima dell'udienza, presentare una proposta scritta alla quale devi aver aderito.

Se si realizza la conciliazione e quindi si conclude il giudizio, viene redatto un verbale dal quale risultano:

• i termini della conciliazione;

• la liquidazione delle somme dovute.

Per terminare il procedimento contenzioso è necessario che le somme dovute siano pagate entro

i 20 giorni successivi alla data di sottoscrizione dell'atto di conciliazione.

 

Cosa fare per evitare il contenzioso

 Per ridurre i conflitti giurisdizionali con i propri contribuenti, il Comune può ricor-rere a strumenti preventivi:

II Comune prima di notificare l'atto può richiedere, per effettuare i dovuti controlli, informazioni direttamente all'interessato attraverso:

- l'invio di questionari;

- la richiesta di documenti che il Comune non può acquisire direttamente presso altre amministrazioni.

Per le verifiche che hanno come oggetto la Tarsu, l'Ente può effettuare direttamente e con limitazioni ben precise accessi presso gli immobili del Contribuente, per verifi-care le superfici da assogget-tare ad imposizione.

Il Comune ha istituito e disciplinato tramite regolamento l'istituto dell'accerta-mento con adesione,

cioè un accordo tra l'ente locale ed il Contribuente diretto ad evitare il conten-zioso tributario.

L'accordo tra le parti può essere raggiunto:

a) prima dell'emissione di un avviso di accertamento da parte dell'ufficio tributi. In questo caso la proposta di accordo è comunicata al contribuente dall'ufficio stesso;

b) prima che il Contribuente presenti il ricorso. In questo caso l'istanza di accertamento con adesione è presentata dal Contribuente.